Ikebana con fiori di melo cotogno per lezioni di primavera

Tra le novità di questo periodo segnalo una mia intervista – sono stata ospite di Giovanni Avorgna e del suo “Momenti” – e l’allestimento di uno spazio per le lezioni in presenza a Mantova.

Ma prima di raccontare più nel dettaglio queste news vorrei condividere l’emozione che provo in questi giorni nel sentire così intensamente nell’aria il profumo della primavera.

Già, il profumo. Il Museo del Prado di Madrid ospita una mostra olfattiva davvero interessante che ricrea alcuni odori che emanerebbero, se fossero reali, le piante e gli oggetti raffigurati in un dipinto del Seicento, intitolato il “Senso dell’olfatto”, realizzato dai pittori Jan Brueghel il Vecchio e Peter Paul Rubens. 

In quest’opera, che evoca il giardino che Isabel Clara Eugenia e suo marito avevano a Bruxelles all’inizio del XVII secolo, sono rappresentate più di 80 specie di piante e fiori, alcuni animali legati all’olfatto e diversi oggetti legati al mondo del profumo, come guanti profumati e alambicchi per distillare le essenze.

Visitando la mostra si può godere delle fragranze di alcuni fiori presenti nel dipinto; altre essenze sono state poi ricreate per evocare il profumo dell’albero di fico, per esempio, o dei guanti posati accanto alla figura femminile.

In questo video puoi ammirare tutti i dettagli di questo bellissima opera mentre i curatori raccontano il progetto della mostra.

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Ma l’Ikebana? 

Faccio il punto. 

  • È online una mia intervista. L’ha realizzata Giovanni Avorgna, un giovane psicologo molto in gamba. Giovanni ha chiamato il suo canale Youtube “La psicologia fuori dalla stanza di analisi” e in “Momenti” – il titolo di questa serie di interviste – offre originali spunti di riflessione che nascono dalle conversazioni con gli ospiti. Le domande non erano state concordate e siamo andati a braccio. Superato l’imbarazzo iniziale, sono abbastanza soddisfatta del risultato.
  • Corsi del mese di maggio
    Come sai mi sono trasferita in uno studio tutto nuovo, che ho soprannominato Studiolo. Non certo per evocare il meraviglioso scrigno di Isabella d’Este! L’ho chiamato così per le sue dimensioni minuscole. È un nido. E per di più lo condivido con mio marito, che lo utilizza per le registrazioni dei suoi podcast.
    Conclusi i lavori di sistemazione, una volta arredato, mi sono resa conto di poterlo utilizzare solo per le lezioni individuali.
    Come rimediare? Ho allestito in modo funzionale una stanza, sempre in R84. Adesso è pronta per accogliere gruppi di quattro o cinque persone.
    Se vuoi riprendere la pratica dell’ikebana in presenza a Mantova, chiamami! Sono disponibile da ora e per tutto il mese di maggio, sino al 12 giugno.

La foresta di bambù a Kyoto e gli stili diritti nell'arte dell'Ikebana

Sono tempi difficili, lo sappiamo. Da due anni a questa parte tutte le persone a me care sono andate avanti a testa bassa per non rischiare di perdersi nella fitta nebbia pandemica e, per fortuna, non si sono perse.

Però non fa bene rimanere a lungo a testa bassa. Noi esseri umani siamo fatti per tendere verso l’alto e camminare con lo sguardo all’orizzonte.

L’esortazione a “stare eretti” ci arriva anche dall’arte dell’ikebana, in particolare da tutti quegli stili che si esprimono attraverso la verticalità: sono composizioni che richiamano in noi una sensazione di elevazione.

Sin dalla sua nascita l’arte dell’Ikebana è sempre stata considerata uno strumento di elevazione spirituale.
Negli stili antichi l’elemento principale, chiamato Shin, nasce diritto dal bordo dell’acqua e le sue linee puntano verso il cielo, con un andamento che esprime una tensione verso il divino.
Ancora oggi le composizioni verticali esprimono compostezza, forza e tenacia.

In questo periodo sento una particolare attrazione proprio verso questi stili e anche verso gli obelischi, le piramidi, le cattedrali gotiche, i grattacieli e tutte quelle opere che l’uomo ha creato nel corso della storia in sfida alla forza di gravità.

Mi ritorna in mente anche la foresta di bambù di Arashiyama, a Kyoto. Lì enormi canne di bambù svettano verso il cielo lasciandosi attraversare da miriadi di schegge di luce che vibrano nell’aria. Un’atmosfera fiabesca indimenticabile.

Poi mi ritrovo a camminare con il naso per aria e far scorrere lo sguardo fino in cima agli alberi che, in questi mesi invernali, sfoggiano tutta la loro bellezza nuda e scultorea.

Infine la danza, che amo proprio perché sa trasmettermi questa sensazione di slancio, di elevazione.
Dopo la pioggia è bello alzare lo sguardo all’orizzonte e anche più su, come fa un eccezionale Mikhail Baryshnikov, qui in stato di grazia: da rivedere più volte quando siamo un po’ giù di tono􏰀.

Stimoli così diversi tra loro possono diventare prezioso nutrimento per l’arte dell’Ikebana!

Corso online di ikebana. Composizione con narcisi

L’antico calendario lunisolare, in uso in Giappone fino al 1873, fissa l’inizio della primavera il 4 febbraio
In questo periodo dell’anno il clima è ancora freddo ma il paesaggio giapponese inizia a mostrare i primi segni del cambiamento in arrivo: d’un tratto le sponde dei fiumi e i pendii delle colline che discendono verso il mare si ammantano di piccoli fiori dai petali color crema pallido, e dalla corona, a forma di coppa, giallo brillante.

Sono i narcisi, che i giapponesi amano moltissimo per la loro eleganza discreta, il delicato profumo e il carattere resiliente che non si fa intimorire neppure da un’improvvisa nevicata.

A dire il vero anch’io ne sono sempre stata attratta; da bambina li raccoglievo nel giardino di campagna della nonna, che li coltivava lungo un muro di cinta. Così riparati, erano i primi fiori a fare capolino nel tardo inverno, non appena il sole del primo pomeriggio iniziava ad intiepidire la terra.

In Giappone il Narciso tazetta var. chinensis è chiamato Nihon Suisen (日本水仙, narciso giapponese). Le tre zone dove nasce spontaneamente sono la costa di Echizen, l’isola di Awaji e la penisola di Bōsō. 
In questi luoghi, quando è il tempo della fioritura, si possono ammirare vaste distese di fiori che tappezzano per decine di ettari i pendii erbosi: viste mozzafiato sulle colline in pendenza fino al mare come questa  a Echizen, per esempio.

Il narciso è anche uno dei principali fiori utilizzati in Ikebana. 

Nella disposizione tradizionale ci sono alcune regole da seguire quando si utilizza questa pianta; in particolare, specialmente in inverno, si preferisce tagliare lo stelo del fiore più corto rispetto alle foglie. Così facendo il fiore appare ancor più modesto e la composizione acquista il giusto equilibrio tra il fiore e le foglie.

Ti invito ad inserire i narcisi nelle tue composizioni. Ti possono regalare molte soddisfazioni a poco prezzo. In questo periodo infatti si possono acquistare i bulbi già fioriti un po’ ovunque, anche al supermercato. 

Una composizione con rami ancora spogli disposti accanto a questi fiori delicati riesce, nella sua semplicità, a trasmettere la particolare atmosfera di questo periodo dell’anno: le tracce dell’inverno sono ancora visibili e, al contempo, la primavera inizia a manifestare la sua vitalità.

ikebana di Jenny Favari con tulipani
Ikebana con tulipani

Sono davvero felice che sia arrivato il nuovo anno e spero che regali a tutti noi una ventata di rinnovamento. Qui da me sono già arrivate delle belle novità.

  • Ho intensificato l’insegnamento dell’Ikebana online e ho due nuove allieve a cui spero di trasmettere nel miglior modo possibile la mia passione per questa meravigliosa arte.
  • Collaboro felicemente con Gabriele (vedi alla voce ‘marito’) che da un anno a questa parte è diventato produttore di podcast.
  • Sto scrivendo un podcast tutto mio (argomento ancora top secret) che vorrei realizzare entro il 2022.
  • Insegnerò l’italiano alla mia maestra rumena di Metodo Feldenkrais e lo farò solo per il piacere di trascorrere un’ora alla settimana insieme a lei.
  • Spazio Bianco rimane in Multifactory R84 ma si trasferisce in uno nuovo studio che sarà funzionale sia per l’Ikebana che per l’attività di produzione di podcast.

Poiché lo studio è ancora in fase di allestimento, se vuoi venire a lezione nelle prossime settimane cercheremo di trovare una soluzione alternativa.

Anche l’Ikebana ha bisogno di una ventata di rinnovamento! 

Chi mi segue da tempo sa che sono sempre molto attenta alla stagionalità dei materiali che utilizzo e che, in genere, preferisco raccogliere rami e fiori nei campi o nei boschi piuttosto che acquistarli dal fioraio. 

Amo sentirmi in sintonia con la stagione e portarla all’interno nella mia casa. Questa è una regola che l’arte dell’ikebana ha sempre seguito, in particolare per gli stili più antichi.

Però la regola, per essere tale, ha sempre bisogno dell’eccezione e non deve diventare qualcosa di assoluto, facendoci irrigidire all’interno di uno schema mentale abitudinario.

A volte lascio andare la regola per il piacere di abbandonarmi a suggestioni che mi trasportano in luoghi lontani, che mi fanno viaggiare con la fantasia.

Se, per esempio, scelgo per la mia composizione la Strelitzia, lascio che la mia immaginazione voli in Africa. Osservo i sui fiori arancio a becco di airone, le sue foglie lunghe e coriacee, simili a quelle del banano, e sogno ad occhi aperti di passeggiare in pieno sole ai bordi di una boscaglia africana, con il naso per aria, intenta a raccogliere profumi mai sentiti prima.

Oggi, in un periodo in cui è diventato difficile programmare e organizzare i viaggi, abbandoniamoci alle fantasticherie che può regalarci l’ikebana! 

Oppure, come nella composizione in copertina, approfitto di un mazzo di tulipani per correre davanti al tempo e richiamare in me l’atmosfera della primavera

Piccole ‘trasgressioni’ per poi tornare con entusiasmo alle mie amate ikebana con i fiori di stagione.

Ikebana, corsi online

A volte una canzone risveglia un pensiero che era nell’aria. 

Mi è capitato proprio questa settimana con il famoso brano cantato da Lady Gaga e Bradley Cooper per la colonna sonora del film “A Star is Born”: Shallow.

Il testo racconta di una conversazione tra due persone che parlano del bisogno di approfondire la loro relazione e di andare oltre la superficie.“Vorrei vedermi sprofondare in acque molto più profonde. Credo – così commenta Lady Gaga – che dovremmo tutti prenderci per mano e tuffarci insieme, addentrandoci nelle più oscure profondità dell’oceano”. 

E tutto questo che cosa ha a che vedere con l’Ikebana?

“We’re far from the shallow now” – Stiamo lontani dal superficiale

Ecco che cosa penso quando vengo attratta da tutti quei video che girano in rete su come realizzare le composizioni di ikebana con le tecniche più stravaganti. Si vedono mani abilissime che danno vita a mirabolanti supporti per fiori con intrecci di bastoncini, fil di ferro arrotolati, foglie tagliuzzate, spilli, flower tape e mille altri espedienti che hanno lo scopo di provocare l’effetto Wow.

Vengo attratta da queste immagini e rimango a guardarle pensando che potrei farlo anch’io. Perché non lo faccio? Questa domanda ha una risposta che mi arriva dal cuore: per me non ha alcun senso. 

La mia ricerca va nella direzione della semplicità, della naturalezza e dell’incontro intimo e profondo tra uomo e natura. Portare eccessiva attenzione alla tecnica rischierebbe di lasciarmi in superficie, di navigare in acque basse, facendomi perdere così la gioia di andare al largo ed esplorare le ‘vastità dell’oceano’.

Come tutte le arti, l’Ikebana ci offre un’esperienza ricca di emozioni, pensieri, ricordi e sensazioni da raccontare. La tecnica non è la protagonista di questo racconto ma un mezzo al nostro servizio, utilissimo per un fine più alto. 

Questa mia riflessione si riallaccia ad un’altra del passato che trovi sul mio sito: la debolezza di voler stupire. Ti consiglio di leggerla se ami la poesia giapponese.

Ikebana, corsi online

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