Ikebana, corsi online

A volte una canzone risveglia un pensiero che era nell’aria. 

Mi è capitato proprio questa settimana con il famoso brano cantato da Lady Gaga e Bradley Cooper per la colonna sonora del film “A Star is Born”: Shallow.

Il testo racconta di una conversazione tra due persone che parlano del bisogno di approfondire la loro relazione e di andare oltre la superficie.“Vorrei vedermi sprofondare in acque molto più profonde. Credo – così commenta Lady Gaga – che dovremmo tutti prenderci per mano e tuffarci insieme, addentrandoci nelle più oscure profondità dell’oceano”. 

E tutto questo che cosa ha a che vedere con l’Ikebana?

“We’re far from the shallow now” – Stiamo lontani dal superficiale

Ecco che cosa penso quando vengo attratta da tutti quei video che girano in rete su come realizzare le composizioni di ikebana con le tecniche più stravaganti. Si vedono mani abilissime che danno vita a mirabolanti supporti per fiori con intrecci di bastoncini, fil di ferro arrotolati, foglie tagliuzzate, spilli, flower tape e mille altri espedienti che hanno lo scopo di provocare l’effetto Wow.

Vengo attratta da queste immagini e rimango a guardarle pensando che potrei farlo anch’io. Perché non lo faccio? Questa domanda ha una risposta che mi arriva dal cuore: per me non ha alcun senso. 

La mia ricerca va nella direzione della semplicità, della naturalezza e dell’incontro intimo e profondo tra uomo e natura. Portare eccessiva attenzione alla tecnica rischierebbe di lasciarmi in superficie, di navigare in acque basse, facendomi perdere così la gioia di andare al largo ed esplorare le ‘vastità dell’oceano’.

Come tutte le arti, l’Ikebana ci offre un’esperienza ricca di emozioni, pensieri, ricordi e sensazioni da raccontare. La tecnica non è la protagonista di questo racconto ma un mezzo al nostro servizio, utilissimo per un fine più alto. 

Questa mia riflessione si riallaccia ad un’altra del passato che trovi sul mio sito: la debolezza di voler stupire. Ti consiglio di leggerla se ami la poesia giapponese.

Ikebana, corsi online

I kaki e il concetto di Shibui

È arrivata la stagione del kaki 柿, il “melo d’Oriente”, il frutto nazionale giapponese. 

Un frutto che amo moltissimo, per il suo colore gioioso, la bella forma tondeggiante e un sapore morbido e dolce che è proprio dell’autunno.

Se si viaggia in Giappone in questa stagione, soprattutto nelle zone di montagna, si possono vedere file di cachi appesi ad asciugare all’aria aperta. Una volta pronti, questi kaki diventano un frutto essiccato, dolcissimo, che spesso viene utilizzato come ornamento decorativo di Capodanno.

Il kaki è anche una presenza importante nella letteratura e nell’arte giapponese. È una classica “parola di stagione”: dire “kaki” significa richiamare immediatamente l’autunno.

Se vuoi saperne di più sul kaki giapponese, qui trovi un interessante approfondimento, scritto dal giardiniere Giulio Veronese, ricchissimo di notizie, fotografie e curiosità. 

I kaki e il concetto di Shibui

Sul palmo della mano

rosseggia, rutilante nella sua pienezza,

un cachi.

Santōka Taneda (1882-1940)

In Giappone si contano oltre un migliaio di cultivar di Kaki di ogni forma, colore e dimensione: tondi, oblunghi o schiacciati, rossi e gialli, con costolature o rugati, con o senza semi. 

Ma la distinzione principale è fra kaki astringenti e non astringenti.I primi, shibugaki (渋柿), hanno la caratteristica di allappare la bocca quando non sono completamente maturi.

  • Shibui

Ed ecco che vengo al punto, all’argomento che mi interessa sviluppare. La parola Shibui letteralmente significa “aspro, astringente”, come il sapore caratteristico di un kaki acerbo.

È un termine giapponese che esprime un ideale estetico. Il fascino di un oggetto shibui sta proprio nel suo essere un ‘frutto acerbo’, la cui bellezza è nascosta, si intuisce ma va scoperta poco a poco, dandole il tempo di maturare. 

Una bellezza nobile che racchiude in sé i tratti della sobrietà, della riservatezza e della moderazione. 

Nell’Ikebana, una composizione floreale possiede la qualità dello shibumi quando, per esempio, non è sgargiante nel colore ed essenziale nella forma.

  • Kaki, simbolo di pace

Infine il kaki è anche un simbolo di pace e di rinascita. Nel 1995 l’artista Miyajima Tatsuo e il biologo Ebinuma Masayuki hanno creato un progetto per piantare nel mondo nuove piantine di kaki ricavate dall’unico esemplare sopravvissuto alla catastrofe atomica di Nagasaki. 

Qui trovi raccontato il loro progetto in italiano.

vecchio villaggio –
non c’è casa che non abbia
un albero di cachi

Matsuo Bashō (1644-1694)

Intervista a Jenny Favari sull'arte dell'ikebana

Vuoi saperne di più sull’ikebana e sul percorso che mi ha portato ad amare questa meravigliosa arte?

È online questa mia intervista, realizzata da Valentina Tibaldi e pubblicata dal magazine CureNaturali.it. La trovi qui.

Nel corso dell’intervista racconto di come l’Ikebana sia un’arte capace di coniugare ricerca estetica e benessere interiore grazie a un’intima, profonda connessione con la dimensione naturale; del significato che l’Ikebana può ricoprire nella vita occidentale, di come mi sono avvicinata per la prima volta a questa disciplina e di come si è evoluta nel corso degli anni in Italia.

Crisantemo. Cinque consigli utili per il trattamento del fiore reciso

Se ben curato, il crisantemo può durare molto a lungo. Questi sono i cinque passaggi fondamentali per il trattamento del fiore reciso.

1. La scelta

La prima cosa da fare è scegliere i crisantemi che iniziano ad aprirsi. Se raccolti troppo presto, i boccioli chiusi potrebbero non aprirsi mai, mentre i fiori completamente aperti non dureranno a lungo. 

2. Il taglio

Con un paio di forbici, di cesoie o un coltello ben affilati, taglia un paio di centimetri dal fondo degli steli. È sempre bene tagliare gli steli sott’acqua: è il metodo giapponese chiamato mizugiri. Questo metodo evita che si formino bolle d’aria nei vasi linfatici del fiore. Se il mizugiri ti risulta scomodo o difficile da praticare, taglia il gambo del fiore all’aria aperta e mettilo immediatamente nel vaso d’acqua.

È preferibile che il taglio sia angolare (45° circa) per aumentare la superficie di assorbimento dell’acqua, consentendo inoltre allo stelo di poggiare sul fondo del vaso su un solo punto.

Per fare durare più a lungo il fiore, la tradizione vuole che il gambo del crisantemo non si debba tagliare con le forbici ma vada spezzato con le mani. Puoi provare a farlo ma cerca di non schiacciare le fibre perché gambi sfibrati favoriscono la proliferazione batterica.

3. La pulizia degli steli

Rimuovi eventuali foglie che potrebbero finire sott’acqua. È un passaggio molto importante per tutti i fiori recisi perché, inevitabilmente, l’acqua fa aumentare il tasso di crescita batterica e i batteri si nutrono del materiale vegetale al di sotto della superficie dell’acqua.

4. Il vaso e l’acqua

Prepara il vaso, assicurati che sia pulito e riempilo bene d’acqua, meglio se tiepida, perché questo fiore beve molto. Quando sostituisci l’acqua, verifica se è necessario tagliare nuovamente gli steli: se noti una sorta di pellicola sottile e scivolosa che li avvolge, è il momento di un taglio perché questa pellicola è segno di un accumulo di batteri.

5. La posizione del vaso

Metti il vaso con i crisantemi recisi in una zona della casa che non sia interessata da correnti d’aria; lontano dalla luce diretta del sole, da condizionatori e caloriferi. Tienilo anche lontano da frutti in maturazione, che emettono gas etilene. 

Consigli di trattamento giapponesi

Infine una nota relativa al trattamento del crisantemo in Giappone. La tradizione consiglia di bruciare la punta dello stelo sulla fiamma, dopo averlo reciso nell’acqua, per evitare che il taglio marcisca e per facilitare la penetrazione dell’acqua.

In questo caso si avvolge il fiore o il ramo in un panno umido, per evitare che i vapori caldi arrivino al fiore; poi, tenendo il gambo in orizzontale, lo si avvicina alla fiamma, in modo che il fuoco arrivi a bruciare la sua parte terminale per circa due centimetri.

Inoltre, per conservare più a lungo le foglie, si usa bagnare la superficie inferiore tenendo il fiore capovolto sotto il rubinetto dell’acqua.

L'ikebana e lo sguardo neutro

Breve riflessione sul concetto di ‘sguardo neutro’ nella pratica dell’Ikebana.

Ci sono fiori che la tradizione associa al lutto o al mondo dei morti e che, purtroppo, per questo motivo vengono bistrattati e scelti raramente per abbellire la casa. 

Per noi italiani questo fiore è il crisantemo che invece, nel resto del mondo, ha un significato completamente diverso e si regala in occasioni festive come simbolo di gioia e prosperità.

In questo periodo in Giappone fiorisce uno splendido fiore rosso, Lycoris radiataQuesto fiore, come il ‘nostro’ crisantemo, non veniva mai coltivato come essenza decorativa perché, secondo le credenze antiche, era considerato un tramite con il mondo dell’aldilà. 

A questo proposito l’Ikebana ci insegna invece ad osservare la natura da più punti di vista senza lasciarci trascinare dalla abitudini o influenzare dalle credenze, antiche o moderne che siano. Anche i dettagli apparentemente insignificanti posso essere fonte di nuove scoperte.

Reinquadrare quello che ci è familiare

Prendo spunto da uno degli ultimi libri letti – L’arte di vedere le cose intorno a noi di Rob Walker – per riportare qui un esercizio giocoso che Walker propone per allenarci ad osservare con uno sguardo ‘neutro’.

Consiste semplicemente nel recuperare la cornice di una diapositiva fotografica, sollevarla verso un oggetto (nel nostro caso un fiore), guardarlo con attenzione e descriverlo in una o due parole. In pratica si tratta di creare un’inquadratura con un mirino, ma senza macchina fotografica. Si può realizzare anche praticando un foro rettangolare in un cartone, da usare per limitare e reinquadrare la visuale. 

È un ottimo esercizio per spogliare le cose dal loro contesto, fisico ma non solo, e per vedere molto più di quanto avremmo potuto immaginare.

Lycoris radiata, “fiori dell’equinozio d’autunno”

Sono bulbi che crescono spontanei in Asia e che fioriscono annunciando l’autunno dopo i temporali di fine estate: sbocciano all’improvviso in cima a un lungo stelo, come spuntati dal nulla, sfoggiando fiori rossi dai petali arricciati e dai lunghi stami. Le foglie cresceranno più tardi, quando i fiori saranno appassiti. 

In Giappone ci sono molti nomi per chiamare questo fiore, di cui il più noto è 彼岸花  higanbana, letteralmente “fiore dell’equinozio d’autunno”. 

Ti consiglio di goderti con calma questo video emozionante: una passeggiata virtuale nel parco di Kinchakuda Manjushage Koen, a nord-ovest di Tokyo, dove in questo periodo si può ammirare una splendida distesa di Lycoris rossi tra gli alberi ancora verdi.

Se hai altri dieci minuti liberi rilassati guardando un altro video molto bello, girato nel tempio Hinata Yakushi di Kanagawa, dove la natura e l’uomo sembrano vivere in perfetta armonia.

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