Corso online di ikebana. Composizione con narcisi

L’antico calendario lunisolare, in uso in Giappone fino al 1873, fissa l’inizio della primavera il 4 febbraio
In questo periodo dell’anno il clima è ancora freddo ma il paesaggio giapponese inizia a mostrare i primi segni del cambiamento in arrivo: d’un tratto le sponde dei fiumi e i pendii delle colline che discendono verso il mare si ammantano di piccoli fiori dai petali color crema pallido, e dalla corona, a forma di coppa, giallo brillante.

Sono i narcisi, che i giapponesi amano moltissimo per la loro eleganza discreta, il delicato profumo e il carattere resiliente che non si fa intimorire neppure da un’improvvisa nevicata.

A dire il vero anch’io ne sono sempre stata attratta; da bambina li raccoglievo nel giardino di campagna della nonna, che li coltivava lungo un muro di cinta. Così riparati, erano i primi fiori a fare capolino nel tardo inverno, non appena il sole del primo pomeriggio iniziava ad intiepidire la terra.

In Giappone il Narciso tazetta var. chinensis è chiamato Nihon Suisen (日本水仙, narciso giapponese). Le tre zone dove nasce spontaneamente sono la costa di Echizen, l’isola di Awaji e la penisola di Bōsō. 
In questi luoghi, quando è il tempo della fioritura, si possono ammirare vaste distese di fiori che tappezzano per decine di ettari i pendii erbosi: viste mozzafiato sulle colline in pendenza fino al mare come questa  a Echizen, per esempio.

Il narciso è anche uno dei principali fiori utilizzati in Ikebana. 

Nella disposizione tradizionale ci sono alcune regole da seguire quando si utilizza questa pianta; in particolare, specialmente in inverno, si preferisce tagliare lo stelo del fiore più corto rispetto alle foglie. Così facendo il fiore appare ancor più modesto e la composizione acquista il giusto equilibrio tra il fiore e le foglie.

Ti invito ad inserire i narcisi nelle tue composizioni. Ti possono regalare molte soddisfazioni a poco prezzo. In questo periodo infatti si possono acquistare i bulbi già fioriti un po’ ovunque, anche al supermercato. 

Una composizione con rami ancora spogli disposti accanto a questi fiori delicati riesce, nella sua semplicità, a trasmettere la particolare atmosfera di questo periodo dell’anno: le tracce dell’inverno sono ancora visibili e, al contempo, la primavera inizia a manifestare la sua vitalità.

I kaki e il concetto di Shibui

È arrivata la stagione del kaki 柿, il “melo d’Oriente”, il frutto nazionale giapponese. 

Un frutto che amo moltissimo, per il suo colore gioioso, la bella forma tondeggiante e un sapore morbido e dolce che è proprio dell’autunno.

Se si viaggia in Giappone in questa stagione, soprattutto nelle zone di montagna, si possono vedere file di cachi appesi ad asciugare all’aria aperta. Una volta pronti, questi kaki diventano un frutto essiccato, dolcissimo, che spesso viene utilizzato come ornamento decorativo di Capodanno.

Il kaki è anche una presenza importante nella letteratura e nell’arte giapponese. È una classica “parola di stagione”: dire “kaki” significa richiamare immediatamente l’autunno.

Se vuoi saperne di più sul kaki giapponese, qui trovi un interessante approfondimento, scritto dal giardiniere Giulio Veronese, ricchissimo di notizie, fotografie e curiosità. 

I kaki e il concetto di Shibui

Sul palmo della mano

rosseggia, rutilante nella sua pienezza,

un cachi.

Santōka Taneda (1882-1940)

In Giappone si contano oltre un migliaio di cultivar di Kaki di ogni forma, colore e dimensione: tondi, oblunghi o schiacciati, rossi e gialli, con costolature o rugati, con o senza semi. 

Ma la distinzione principale è fra kaki astringenti e non astringenti.I primi, shibugaki (渋柿), hanno la caratteristica di allappare la bocca quando non sono completamente maturi.

  • Shibui

Ed ecco che vengo al punto, all’argomento che mi interessa sviluppare. La parola Shibui letteralmente significa “aspro, astringente”, come il sapore caratteristico di un kaki acerbo.

È un termine giapponese che esprime un ideale estetico. Il fascino di un oggetto shibui sta proprio nel suo essere un ‘frutto acerbo’, la cui bellezza è nascosta, si intuisce ma va scoperta poco a poco, dandole il tempo di maturare. 

Una bellezza nobile che racchiude in sé i tratti della sobrietà, della riservatezza e della moderazione. 

Nell’Ikebana, una composizione floreale possiede la qualità dello shibumi quando, per esempio, non è sgargiante nel colore ed essenziale nella forma.

  • Kaki, simbolo di pace

Infine il kaki è anche un simbolo di pace e di rinascita. Nel 1995 l’artista Miyajima Tatsuo e il biologo Ebinuma Masayuki hanno creato un progetto per piantare nel mondo nuove piantine di kaki ricavate dall’unico esemplare sopravvissuto alla catastrofe atomica di Nagasaki. 

Qui trovi raccontato il loro progetto in italiano.

vecchio villaggio –
non c’è casa che non abbia
un albero di cachi

Matsuo Bashō (1644-1694)

Libellule, autunno e ikebana

Le libellule, creatura eteree che volteggiano nell’aria con mirabile leggiadria, in Giappone compaiono a fine estate e sono considerate un presagio d’autunno.

In questi giorni anche qui, nella nostra pianura, si respira aria d’autunno. Non ci sono libellule a darci il segnale del cambio di stagione ma la scorsa settimana ho ricevuto in dono un cestino di mele nostrane e ieri sera, prima di uscire di casa, ho infilato nella borsa un cardigan di cotone: piccoli dettagli che mi rendono felice e che mi fanno assaporare a poco a poco l’arrivo di un tempo nuovo. 

In questa fase dell’anno sento il bisogno di trovare nuovi equilibri e sperimentare ikebana con materiali e forme le più diverse tra loro, con il desiderio di far nascere composizioni leggere e fresche, che ricordino il volo delle libellule.

Libellula deriva dal latino “libella”, ovvero ‘piccola bilancia’, perché quest’esserino riesce a muovere in maniera completamente indipendente le sue quattro ali e sfoggiare un perfetto assetto di volo. 

Non è però soltanto una creatura abilissima nel volo ma è anche molto elegante, con le sue ali trasparenti che baluginano riflessi irridescenti, i grandi occhi rotondi e sfaccettati, e un corpicino sottile come un filo.

Nel mio primo viaggio a Kyoto ebbi l’avventura d’incontrare una libellula d’un bellissimo colore azzurro (vedi la foto di copertina) e mi sembrò un incontro straordinario. Solo più tardi scoprii che il Giappone, grazie ai suoi innumerevoli corsi d’acqua, è un territorio ideale per questi insetti. Se ne contano circa 190 specie, anticamente raggruppate in quattro classi a seconda del colore predominante, giallo, verde (o blu), nero e rosso

Nel libro di Lafcadio Hearn “Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano” si legge che uno degli antichi nomi del Paese era proprio Akitsushima (秋津島), ovvero “isola delle libellule”. 

Per i giapponesi la libellula è, per tradizione, simbolo di coraggio e non è un caso che i samurai facessero cesellare la sua figura sugli elmi e sulle impugnature delle spade. Ma era anche considerata di buon auspicio perché, abitando le risaie, si nutriva degli insetti dannosi alle coltivazioni.

La sua bellezza è stata d’ispirazione per creare motivi decorativi che hanno impreziosito oggetti d’arte e kimono. Nel sito del Metropolitan Museum of Art di New York puoi ammirare due splendidi kimono, qui e qui, e un vaso da fiori da appendere a muro che trovo perfetto per i miei ikebana! 

Infine, ti lascio con un haiku del poeta Santōka (1882 -1940) che amo in modo particolare perché riesce, con tre semplici parole, a trasmettermi  un’immagine così lieve che subito mi rasserena.

Una libellula 
sul cappello.
Cammino

Notte d'estate. Lucciole in Giappone

Notti d’estate. La magia delle lucciole

Della stagione estiva amo soprattutto le sue notti, così frementi di vita e luccicanti: dal cielo cadono stelle, sul filo lungo dell’orizzonte baluginano le barche dei pescatori, fiammelle di candela tremolano sulla tavola apparecchiata in giardino, le feste di paese si pavoneggiano con i fuochi d’artificio. 

Sono queste le prime immagini che affiorano adesso alla mia memoria ma, a pensarci meglio, l’elenco potrebbe essere più lungo.

lucciole

Tra tutte queste immagini ce n’è una a cui sono particolarmente legata: le lucciole. Da bambina mi accucciavo in un angolo del giardino e le aspettavo, in trepidante attesa. Erano poche, si contavano sulle dita di una mano, ma bastavano per riempirmi gli occhi di stupore.

Le ho potute ammirare di nuovo in Giappone, a migliaia, in una delle riserve naturali dove sono stati attivati programmi di ripopolamento di questi animali. Il Giappone è infatti, forse, l’unica nazione al mondo ad avere approvato una legge per la tutela delle lucciole.

Dell’antica tradizione dell’ Hotaru-gari, la “caccia alle lucciole” troviamo testimonianza in numerosi dipinti e  xilografie, ma oggi le lucciole non vengono più catturate bensì fotografate. 

Sono molti i fotografi che amano immortalare la danza estiva delle lucciole. Ti consiglio di guardare le splendide fotografie oniriche di Tsuneaki Hiramatsu (vedi l’immagine di copertina); d’estate Tsuneaki s’avventura nelle foreste del Giappone per catturare i percorsi di volo di questi animali.

Qui trovi l’elenco degli undici luoghi più famosi in Giappone per ammirare le lucciole.

E in Italia?

In Puglia, nel bosco Sant’Antuono a Mottola, in provincia di Taranto.

In Campania nella Valle del Sele. È Massimo Gugliucciello ad aver reso famosa questa zona grazie alle sue fotografie. In un articolo Gugliucciello illustra la tecnica che ha utilizzato per immortalare le lucciole.

Vuoi saperne di più sullo speciale rapporto che popolo giapponese intrattiene da secoli con gli insetti? Allora ti consiglio un libro, Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano, che raccoglie alcune tra le più belle prose scritte da Lafcadio Hearn durante la sua vita in Giappone: farfalle, zanzare, lucciole e formiche diventano l’occasione per evocare letteratura, poesia e leggende.

Infine una bella parola italiana: allucciolare, che significa scintillare, luccicare, al modo delle lucciole. Cito: “Possiamo parlare di come le candele allucciolino nel buio della chiesa, di come nelle notti limpide e tenebrose alluccioli il firmamento, di come allucciolino i fari delle auto che lasciano la sagra dal parcheggio buio”.

Buona ferragosto, con affetto

Jenny

Komorebi. Ikebana in estate

Con l’arrivo del caldo mi piace passeggiare nei boschi, freschi e profumati di muschio. Purtroppo la pianura padana è intensamente coltivata e le zone boschive sono pressoché rare. Ma, a dire il vero, a pochi chilometri da Mantova, c’è la bellissima e antica Riserva naturale Bosco Fontana che ti consiglio di visitare se capiti in zona

Rimanendo in tema di boschi, i giapponesi hanno una parola intraducibile e molto poetica:

Komorebi  木漏れ日

che letteralmente significa “luce del sole che filtra attraverso gli alberi”. 

Quel more, al centro della parola komorebi, deriva dal verbo ‘moreru’ (perdere, gocciolare) e mi fa pensare ad un’immagine ancor più suggestiva: è la luce che si respira nel bosco, quella chiara e umida del mattino o quella che attraversa i vapori dell’atmosfera dopo la pioggia. 

Quanta freschezza racchiusa in una sola parola!

Mentre stavo cercando una bella immagine per la copertina di questa newsletter, per caso mi sono imbattuta in un’azienda italiana di carta da parati che ha dato il nome Komorebi ad una sua collezione. Quando il design italiano e il Giappone s’incontrano nascono sempre sposalizi interessanti e questa collezione, ispirata alla lavorazione della carta Washi, mi è sembrata essere davvero molto elegante.

Ti lascio il link, se vuoi dare un’occhiata.

Infine, una breve riflessione sull’Ikebana in estate

In questo periodo sto realizzando molti ikebana solamente con fiori di campo. Giugno è il mese ideale per queste composizioni fresche, allegre e spontanee. Raccogliere i fiori nei prati mi ricorda la mia infanzia campagnola e te lo consiglio vivamente per ritrovare una fanciullezza che non ha età! 

Studio Spazio Bianco

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