Ikebana con fiori di prunus per corso online di primavera
Ikebana con fiori di prunus per corso online di primavera

Sono rimasta senza parole dinnanzi all’insensatezza di questa guerra che sta uccidendo migliaia di vittime innocenti ed ha già costretto alla fuga più di un milione di profughi. 

Durante l’epoca medievale, a cavallo tra l’XII e il XIII sec., il declino della classe nobiliare giapponese portò ad un lungo periodo di guerre intestine fra clan guerrieri. La letteratura ne fu profondamente influenzata. Gli scrittori abbandonarono i toni raffinati e bucolici per raccontare le storie di battaglia e riflettere sulla fragilità della vita umana e sull’impermanenza di tutte le cose.

Il più celebre di questi racconti, l’Heike monogatari, narra la sanguinosa guerra tra i clan samurai dei Minamoto e dei Taira. Il suo incipit, conosciutissimo in Giappone, recita così:

«Nel suono della campana di Gion riecheggia l’impermanenza di tutte le cose. Il colore dei fiori di sakura simboleggia che anche il più forte degli uomini è destinato a cadere. Neppure il ricco e potente vivrà a lungo, ma svanirà presto come il sogno di una notte di primavera. I guerrieri più potenti – anche loro – alla fine moriranno, proprio come polvere che si disperde nel vento.» (Traduzione di Dafne Borracci)

È con questo tema che ho concluso la scorsa settimana un corso che mi ha regalato molte soddisfazioni; un ciclo di lezioni per una allieva che sta sceneggiando un film il cui fil rouge sarà l’arte dell’Ikebana.

Questo tema, del resto, è quanto mai attuale in questo tragico frangente. A breve in Giappone sarà il tempo in cui sbocciano i fiori dei ciliegio e anch’essi, con la loro fugace fioritura che ogni anno si lascia ammirare solo per una manciata di giorni, ci ricordano di quanto siamo fragili. Una fragilità che accomuna tutti gli esseri viventi, anche coloro che usano il potere per ferire con meschine prepotenze i più deboli. Anche loro “alla fine moriranno, proprio come polvere che si disperde nel vento.” 

La natura che cura. Il verde negli ospedali
Singapore, Khoo Teck Puat Hospital (www.ktph.com.sg)

Questa settimana mi è capitato di dovermi fermare per circa un’ora nella nuova sede del CUP – Centro Unico Prenotazioni – dell’Ospedale della mia città, in attesa che arrivasse il mio turno per prenotare un esame di routine.

In questa grande sala d’attesa, bianca e grigia, ci sono circa duecento posti a sedere ed è tutto ben organizzato. In tempi di Covid c’è anche una guardia giurata che si premura che ti sieda correttamente.

Una volta preso il tuo posto aspetti, spesso per molto tempo. I minuti passano lenti e lo sguardo non sa dove posarsi. Guardi ossessivamente il tabellone con i numeri che lampeggiano e, con discrezione, le persone intorno a te. Vedi tanti occhi stanchi e molti occhi impauriti di persone che, forse, dovranno sottoporsi ad esami impegnativi, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Non c’è traccia di verde. Non c’è un fiore né una pianta ad alleviare l’attesa, a dare sollievo allo sguardo.

Eppure ormai da molti anni si studiano gli effetti positivi del verde negli ambienti interni, soprattutto negli ospedali e nei luoghi di cura in generale: i pazienti risultano essere meno ansiosi nei confronti della propria patologia e guariscono più rapidamente.

Un magnifico esempio si trova a Singapore.

Si chiama KHOO TECK PUAT HOSPITAL. Qui la natura è protagonista, al servizio del benessere dei pazienti e degli operatori. Un ampio cortile ospita piante acquatiche e moltissime varietà di arbusti che attraggono gli uccelli e le farfalle. Gli ampi corridoi, luminosi, consentono un contatto costante con la vegetazione. Sui balconi dei piani alti crescono piante profumate per dare sollievo a chi non può alzarsi dal letto.

Per farti un’idea, qui trovi un video con immagini molto più esplicative delle mie parole. Ti lascio anche un articolo, nel caso volessi approfondire il tema.

Anche in Italia sono stati fatti passi avanti in questo senso e ci sono alcuni esempi virtuosi; ma oggi ho preferito Singapore, una città che mi ha sempre affascinata per la sua volontà di coniugare modernità ed eco-compatibilità.

Giardino della Multifactory R84

Questa settimana ho avuto la fortuna di ammirare bellissimi tramonti punteggiati di soffici nuvole rosa. 

A fare da specchio a quelle in cielo, ecco le nuvole rosa dei pruni fioriti, le piante simbolo della primavera che stanno sbocciando con tanta generosità proprio adesso. 

Tutto questo rosa mi rincuora. 

Il colore è un mezzo per influenzare direttamente l’anima, così scriveva Kandinsky, che, nel 1926, con il colore della speranza illumina uno dei suoi più celebri capolavori: Accento in rosa.

Un solo accento non ti basta? Qui c’è una sinfonia rosa che suona per te! Guardando queste immagini riuscirai a sentire il profumo che aleggia nell’aria leggera e frizzante della primavera.

Kandinsky, Accento in rosa

Sono sempre più convinta che i dettagli possiedano lo straordinario potere di migliorare (o peggiorare) la qualità della nostra vita quotidiana.

Alleniamoci a riconoscerli!

Per anni ho avuto il privilegio di lavorare come ‘cacciatrice’ di immagini per la redazione di una tv privata – oggi è Sky; te la ricordi quando si chiamava Tele+? – e mi piace osservare il mondo attraverso le fotografie.

Photo Instagram by @genba27

In queste ultime settimane ho notato che dal Giappone stanno arrivando immagini come quella che trovi qui sopra. Di che cosa si tratta? È un dettaglio che mi ha molto colpita ed emozionata.

Con l’arrivo delle prime giornata fredde i giardini dei templi e delle case tradizionali giapponesi si vestono di splendidi colori autunnali. Le foglie degli alberi di acero, di gingko biloba, di ciliegio, di kaki e di tante altre piante autoctone virano dal verde al giallo, dal cremisi al tabacco, attraverso una serie infinita di calde e vellutate sfumature.

Per godere di questo spettacolo della natura, durante il giorno le porte scorrevoli (shoji) della tipica veranda coperta, in legno, che affaccia sul giardino, rimangono aperte. Si viene così a creare un ambiente molto accogliente dover poter sostare, sorseggiando un tè caldo, ad ammirare il giardino.

Ma ecco il dettaglio in più, raffinatissimo: i pavimenti in legno antistanti la veranda vengono lucidati a specchio così che riflettano i colori autunnali anche all’interno.

Per me questa è poesia. Poesia del quotidiano.

Ci insegna che possiamo amplificare la bellezza della natura con gesti semplici che non costano nulla e che non hanno prezzo.

In R84, sul retro della palazzina 27, c’è uno stanzino che ospita la caldaia. Proprio lì accanto, ecco alcune pietre abbandonate che il tempo ha rivestito di un muschio bellissimo, soffice, di un verde smeraldo brillante. 

Sono dettagli che apprezzi quando te ne stai lì,  ferma, in attesa che il tecnico riesca a far ripartire la caldaia; dettagli che donano un nuovo significato ad un tempo che pareva non avere valore.

Studio Spazio Bianco

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