La natura che cura. Il verde negli ospedali
Singapore, Khoo Teck Puat Hospital (www.ktph.com.sg)

Questa settimana mi è capitato di dovermi fermare per circa un’ora nella nuova sede del CUP – Centro Unico Prenotazioni – dell’Ospedale della mia città, in attesa che arrivasse il mio turno per prenotare un esame di routine.

In questa grande sala d’attesa, bianca e grigia, ci sono circa duecento posti a sedere ed è tutto ben organizzato. In tempi di Covid c’è anche una guardia giurata che si premura che ti sieda correttamente.

Una volta preso il tuo posto aspetti, spesso per molto tempo. I minuti passano lenti e lo sguardo non sa dove posarsi. Guardi ossessivamente il tabellone con i numeri che lampeggiano e, con discrezione, le persone intorno a te. Vedi tanti occhi stanchi e molti occhi impauriti di persone che, forse, dovranno sottoporsi ad esami impegnativi, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Non c’è traccia di verde. Non c’è un fiore né una pianta ad alleviare l’attesa, a dare sollievo allo sguardo.

Eppure ormai da molti anni si studiano gli effetti positivi del verde negli ambienti interni, soprattutto negli ospedali e nei luoghi di cura in generale: i pazienti risultano essere meno ansiosi nei confronti della propria patologia e guariscono più rapidamente.

Un magnifico esempio si trova a Singapore.

Si chiama KHOO TECK PUAT HOSPITAL. Qui la natura è protagonista, al servizio del benessere dei pazienti e degli operatori. Un ampio cortile ospita piante acquatiche e moltissime varietà di arbusti che attraggono gli uccelli e le farfalle. Gli ampi corridoi, luminosi, consentono un contatto costante con la vegetazione. Sui balconi dei piani alti crescono piante profumate per dare sollievo a chi non può alzarsi dal letto.

Per farti un’idea, qui trovi un video con immagini molto più esplicative delle mie parole. Ti lascio anche un articolo, nel caso volessi approfondire il tema.

Anche in Italia sono stati fatti passi avanti in questo senso e ci sono alcuni esempi virtuosi; ma oggi ho preferito Singapore, una città che mi ha sempre affascinata per la sua volontà di coniugare modernità ed eco-compatibilità.

Giardino della Multifactory R84

Questa settimana ho avuto la fortuna di ammirare bellissimi tramonti punteggiati di soffici nuvole rosa. 

A fare da specchio a quelle in cielo, ecco le nuvole rosa dei pruni fioriti, le piante simbolo della primavera che stanno sbocciando con tanta generosità proprio adesso. 

Tutto questo rosa mi rincuora. 

Il colore è un mezzo per influenzare direttamente l’anima, così scriveva Kandinsky, che, nel 1926, con il colore della speranza illumina uno dei suoi più celebri capolavori: Accento in rosa.

Un solo accento non ti basta? Qui c’è una sinfonia rosa che suona per te! Guardando queste immagini riuscirai a sentire il profumo che aleggia nell’aria leggera e frizzante della primavera.

Kandinsky, Accento in rosa

Sono sempre più convinta che i dettagli possiedano lo straordinario potere di migliorare (o peggiorare) la qualità della nostra vita quotidiana.

Alleniamoci a riconoscerli!

Per anni ho avuto il privilegio di lavorare come ‘cacciatrice’ di immagini per la redazione di una tv privata – oggi è Sky; te la ricordi quando si chiamava Tele+? – e mi piace osservare il mondo attraverso le fotografie.

Photo Instagram by @genba27

In queste ultime settimane ho notato che dal Giappone stanno arrivando immagini come quella che trovi qui sopra. Di che cosa si tratta? È un dettaglio che mi ha molto colpita ed emozionata.

Con l’arrivo delle prime giornata fredde i giardini dei templi e delle case tradizionali giapponesi si vestono di splendidi colori autunnali. Le foglie degli alberi di acero, di gingko biloba, di ciliegio, di kaki e di tante altre piante autoctone virano dal verde al giallo, dal cremisi al tabacco, attraverso una serie infinita di calde e vellutate sfumature.

Per godere di questo spettacolo della natura, durante il giorno le porte scorrevoli (shoji) della tipica veranda coperta, in legno, che affaccia sul giardino, rimangono aperte. Si viene così a creare un ambiente molto accogliente dover poter sostare, sorseggiando un tè caldo, ad ammirare il giardino.

Ma ecco il dettaglio in più, raffinatissimo: i pavimenti in legno antistanti la veranda vengono lucidati a specchio così che riflettano i colori autunnali anche all’interno.

Per me questa è poesia. Poesia del quotidiano.

Ci insegna che possiamo amplificare la bellezza della natura con gesti semplici che non costano nulla e che non hanno prezzo.

In R84, sul retro della palazzina 27, c’è uno stanzino che ospita la caldaia. Proprio lì accanto, ecco alcune pietre abbandonate che il tempo ha rivestito di un muschio bellissimo, soffice, di un verde smeraldo brillante. 

Sono dettagli che apprezzi quando te ne stai lì,  ferma, in attesa che il tecnico riesca a far ripartire la caldaia; dettagli che donano un nuovo significato ad un tempo che pareva non avere valore.

Niente mi suscita più allegria in natura di un campo di fiori. Ne ricordo di magnifici in alta quota, all’Alpe di Siusi, in giugno; altri, spettacolari, sull’altopiano di Asiago. Praterie in fiore a perdita d’occhio, di una varietà cromatica da lasciare senza fiato: una festa di margherite, genziane, primule, ranuncoli, achillee, botton d’oro e moltissimi altri fiori spontanei, svettanti o seminascosti tra l’erba.

A tutta questa selvatica allegria mi s’accompagna sempre una sensazione di libertà e leggerezza. E per associazione evocativa affiorano alla mia mente alcuni famosi dipinti impressionisti, di Manet, Monet, Renoir, dove si raffigurano romantiche fanciulle in abiti candidi che passeggiano tra i prati in fiore, o spensierate comitive di picniqueurs che oziano facendo colazione sull’erba.

Sono tutti paesaggi dei primi mesi estivi, ma anche l’autunno può riservare non poche sorprese. Con altri colori e forme diverse, i prati fioriscono di nuovo, tingendosi di un’ampia gamma di sfumature di giallo, rosso, arancione e bruno dorato. Anche di questo parlerò il 18 settembre durante un incontro tutto dedicato all’autunno giapponese, primo appuntamento inaugurale del mio nuovo “Studio Spazio Bianco”.

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