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Il più grande scrittore di haiku, Matsuo Bashō, dopo avere letto una composizione del suo discepolo Kikaku commentò:

Hai la debolezza di volere stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine.

È un monito che faccio mio e che spero mi guiderà nel fare le giuste scelte durante quest’anno nuovo che sta per arrivare.
Stimolata da questa riflessione sono andata a ritrovare questi bellissimi haiku che rispondono alla raccomandazione di Basho.

Mia moglie porta cardi –
sento le spine
nella mia mano

Qui il poeta Hino Sôjô (1901- 1956), malato, è felice nel sentire nella carne le spine dei fiori di cardo che gli porta la moglie. Grazie ad una spina ritorna gioiosa la sensazione di essere ancora vivo.

Perla di rugiada
raccolta dal bambino,
subito svanita

Perfetta sintesi poetica di Kobayashi Issa (1763- 1828) del concetto di ‘mono no aware’, ovvero la partecipazione emotiva nei confronti della caducità delle cose.
Ed è sempre Issa a tratteggiare uno schizzo magistrale, con una manciata di parole, tanto semplici quanto illuminanti, dell’amore materno:

Kaki di montagna:
è la madre a morderne
le parti più aspre

Infine la voce fresca di una poetessa contemporanea, Tawari Machi, impegnata nella modernizzazione della forma poetica “tanka” attraverso l’uso della lingua parlata:

Conversazioni
sul niente, sul niente
sorrisi
in particolare è perché
mi piacciono quando torno a casa

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