In R84, sul retro della palazzina 27, c’è uno stanzino che ospita la caldaia. Proprio lì accanto, ecco alcune pietre abbandonate che il tempo ha rivestito di un muschio bellissimo, soffice, di un verde smeraldo brillante. 

Sono dettagli che apprezzi quando te ne stai lì,  ferma, in attesa che il tecnico riesca a far ripartire la caldaia; dettagli che donano un nuovo significato ad un tempo che pareva non avere valore.

Niente mi suscita più allegria in natura di un campo di fiori. Ne ricordo di magnifici in alta quota, all’Alpe di Siusi, in giugno; altri, spettacolari, sull’altopiano di Asiago. Praterie in fiore a perdita d’occhio, di una varietà cromatica da lasciare senza fiato: una festa di margherite, genziane, primule, ranuncoli, achillee, botton d’oro e moltissimi altri fiori spontanei, svettanti o seminascosti tra l’erba.

A tutta questa selvatica allegria mi s’accompagna sempre una sensazione di libertà e leggerezza. E per associazione evocativa affiorano alla mia mente alcuni famosi dipinti impressionisti, di Manet, Monet, Renoir, dove si raffigurano romantiche fanciulle in abiti candidi che passeggiano tra i prati in fiore, o spensierate comitive di picniqueurs che oziano facendo colazione sull’erba.

Sono tutti paesaggi dei primi mesi estivi, ma anche l’autunno può riservare non poche sorprese. Con altri colori e forme diverse, i prati fioriscono di nuovo, tingendosi di un’ampia gamma di sfumature di giallo, rosso, arancione e bruno dorato. Anche di questo parlerò il 18 settembre durante un incontro tutto dedicato all’autunno giapponese, primo appuntamento inaugurale del mio nuovo “Studio Spazio Bianco”.

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Il più grande scrittore di haiku, Matsuo Bashō, dopo avere letto una composizione del suo discepolo Kikaku commentò:

Hai la debolezza di volere stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine.

È un monito che faccio mio e che spero mi guiderà nel fare le giuste scelte durante quest’anno nuovo che sta per arrivare.
Stimolata da questa riflessione sono andata a ritrovare questi bellissimi haiku che rispondono alla raccomandazione di Basho.

Mia moglie porta cardi –
sento le spine
nella mia mano

Qui il poeta Hino Sôjô (1901- 1956), malato, è felice nel sentire nella carne le spine dei fiori di cardo che gli porta la moglie. Grazie ad una spina ritorna gioiosa la sensazione di essere ancora vivo.

Perla di rugiada
raccolta dal bambino,
subito svanita

Perfetta sintesi poetica di Kobayashi Issa (1763- 1828) del concetto di ‘mono no aware’, ovvero la partecipazione emotiva nei confronti della caducità delle cose.
Ed è sempre Issa a tratteggiare uno schizzo magistrale, con una manciata di parole, tanto semplici quanto illuminanti, dell’amore materno:

Kaki di montagna:
è la madre a morderne
le parti più aspre

Infine la voce fresca di una poetessa contemporanea, Tawari Machi, impegnata nella modernizzazione della forma poetica “tanka” attraverso l’uso della lingua parlata:

Conversazioni
sul niente, sul niente
sorrisi
in particolare è perché
mi piacciono quando torno a casa

 

Questo video diretto da Daisuke Takahira racconta il lavoro di un artigiano di Sendai intento a creare con le sue abili e sapienti mani una bambola di legno, espressione di un’antica tradizione rimasta immutata nei secoli.

Rimango sempre profondamente colpita dalla maestria degli artigiani, dai loro gesti sicuri, leggeri e precisi. Mani che raccontano storie di appassionata dedizione al proprio lavoro, per tutta la vita.

torta

Il piccolo Giacomo, cinque anni, figlio dei proprietari dell’agriturismo che ci ospita, è seduto accanto a noi mentre facciamo colazione. Sfoglia un libro e si sofferma concentrato su ogni illustrazione. Ad un certo punto alza lo sguardo e osserva attentamente la nostra tavola apparecchiata dove un piatto, finemente decorato, accoglie tre tranci quadrati di torta alle mandorle. Dopo un momento di silenziosa riflessione dice, con espressione seria e stupita: “Quando invece la mamma cucina una torta rotonda ne mette sul piatto due fette, triangolari”. Poi sprofonda di nuovo gli occhi tra le pagine del libro.

Quanta precisa attenzione rivolta ad una piccola differenza che ai nostri occhi di adulti sembra del tutto insignificante. Meravigliarsi, non dare nulla per scontato ed essere consapevoli del valore dei dettagli credo che sia un’arte che andrebbe coltivata per tutta la vita.

 

Osservate anche quei dettagli che sul momento vi sembrano di poco conto, insignificanti. Qualcosa che oggi considerate banale potrebbe diventare interessante domani.

Keri Smith, Come diventare un esploratore del mondo, Corraini Editore, Mantova, 2011

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