Sono sempre più convinta che i dettagli possiedano lo straordinario potere di migliorare (o peggiorare) la qualità della nostra vita quotidiana.

Alleniamoci a riconoscerli!

Per anni ho avuto il privilegio di lavorare come ‘cacciatrice’ di immagini per la redazione di una tv privata – oggi è Sky; te la ricordi quando si chiamava Tele+? – e mi piace osservare il mondo attraverso le fotografie.

Photo Instagram by @genba27

In queste ultime settimane ho notato che dal Giappone stanno arrivando immagini come quella che trovi qui sopra. Di che cosa si tratta? È un dettaglio che mi ha molto colpita ed emozionata.

Con l’arrivo delle prime giornata fredde i giardini dei templi e delle case tradizionali giapponesi si vestono di splendidi colori autunnali. Le foglie degli alberi di acero, di gingko biloba, di ciliegio, di kaki e di tante altre piante autoctone virano dal verde al giallo, dal cremisi al tabacco, attraverso una serie infinita di calde e vellutate sfumature.

Per godere di questo spettacolo della natura, durante il giorno le porte scorrevoli (shoji) della tipica veranda coperta, in legno, che affaccia sul giardino, rimangono aperte. Si viene così a creare un ambiente molto accogliente dover poter sostare, sorseggiando un tè caldo, ad ammirare il giardino.

Ma ecco il dettaglio in più, raffinatissimo: i pavimenti in legno antistanti la veranda vengono lucidati a specchio così che riflettano i colori autunnali anche all’interno.

Per me questa è poesia. Poesia del quotidiano.

Ci insegna che possiamo amplificare la bellezza della natura con gesti semplici che non costano nulla e che non hanno prezzo.

In R84, sul retro della palazzina 27, c’è uno stanzino che ospita la caldaia. Proprio lì accanto, ecco alcune pietre abbandonate che il tempo ha rivestito di un muschio bellissimo, soffice, di un verde smeraldo brillante. 

Sono dettagli che apprezzi quando te ne stai lì,  ferma, in attesa che il tecnico riesca a far ripartire la caldaia; dettagli che donano un nuovo significato ad un tempo che pareva non avere valore.

Niente mi suscita più allegria in natura di un campo di fiori. Ne ricordo di magnifici in alta quota, all’Alpe di Siusi, in giugno; altri, spettacolari, sull’altopiano di Asiago. Praterie in fiore a perdita d’occhio, di una varietà cromatica da lasciare senza fiato: una festa di margherite, genziane, primule, ranuncoli, achillee, botton d’oro e moltissimi altri fiori spontanei, svettanti o seminascosti tra l’erba.

A tutta questa selvatica allegria mi s’accompagna sempre una sensazione di libertà e leggerezza. E per associazione evocativa affiorano alla mia mente alcuni famosi dipinti impressionisti, di Manet, Monet, Renoir, dove si raffigurano romantiche fanciulle in abiti candidi che passeggiano tra i prati in fiore, o spensierate comitive di picniqueurs che oziano facendo colazione sull’erba.

Sono tutti paesaggi dei primi mesi estivi, ma anche l’autunno può riservare non poche sorprese. Con altri colori e forme diverse, i prati fioriscono di nuovo, tingendosi di un’ampia gamma di sfumature di giallo, rosso, arancione e bruno dorato. Anche di questo parlerò il 18 settembre durante un incontro tutto dedicato all’autunno giapponese, primo appuntamento inaugurale del mio nuovo “Studio Spazio Bianco”.

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Il più grande scrittore di haiku, Matsuo Bashō, dopo avere letto una composizione del suo discepolo Kikaku commentò:

Hai la debolezza di volere stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine.

È un monito che faccio mio e che spero mi guiderà nel fare le giuste scelte durante quest’anno nuovo che sta per arrivare.
Stimolata da questa riflessione sono andata a ritrovare questi bellissimi haiku che rispondono alla raccomandazione di Basho.

Mia moglie porta cardi –
sento le spine
nella mia mano

Qui il poeta Hino Sôjô (1901- 1956), malato, è felice nel sentire nella carne le spine dei fiori di cardo che gli porta la moglie. Grazie ad una spina ritorna gioiosa la sensazione di essere ancora vivo.

Perla di rugiada
raccolta dal bambino,
subito svanita

Perfetta sintesi poetica di Kobayashi Issa (1763- 1828) del concetto di ‘mono no aware’, ovvero la partecipazione emotiva nei confronti della caducità delle cose.
Ed è sempre Issa a tratteggiare uno schizzo magistrale, con una manciata di parole, tanto semplici quanto illuminanti, dell’amore materno:

Kaki di montagna:
è la madre a morderne
le parti più aspre

Infine la voce fresca di una poetessa contemporanea, Tawari Machi, impegnata nella modernizzazione della forma poetica “tanka” attraverso l’uso della lingua parlata:

Conversazioni
sul niente, sul niente
sorrisi
in particolare è perché
mi piacciono quando torno a casa

 

Questo video diretto da Daisuke Takahira racconta il lavoro di un artigiano di Sendai intento a creare con le sue abili e sapienti mani una bambola di legno, espressione di un’antica tradizione rimasta immutata nei secoli.

Rimango sempre profondamente colpita dalla maestria degli artigiani, dai loro gesti sicuri, leggeri e precisi. Mani che raccontano storie di appassionata dedizione al proprio lavoro, per tutta la vita.

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