Studio Spazio Bianco si appassiona al Nero grazie ad un saggio di Alessandro Carrera tutto dedicato alla Cappella realizzata da Mark Rothko a Huston.

“Poiché siamo a Huston, e la NASA è a due passi, e siccome la cappella è stata costruita negli stessi anni in cui l’agenzia spaziale mandava astronauti sulla luna, l’accostamento è inevitabile: pare di entrare in un gran modulo spaziale, come se i pannelli fossero vetrate che permettono di spingere lo sguardo nel profondo del nero interstellare, o nel tempo perduto in cui le stelle non brillavano ancora e solo strisce di materia rigavano la compattezza di un buio che non avvolgeva ancora nessuno. Strisce indifferenti al nostro avvicinarsi o allontanarsi; seguono rotte che appartengono solo a loro. Forse ci mostrano com’era l’universo un attimo prima del “Sia fatta la luce”, o forse ci avvertono che anche la luce creata può rendersi invisibile, venire riassorbita dalla consistenza del buio.” (p.18)

E’ una gioia immensa sfogliare questo libro delle meraviglie che racconta la storia del giardino di Rohuna. Leggo e m’incanto davanti alle splendide fotografie e sogno ad occhi aperti.

Una spoglia pietraia vent’anni fa trovò un alchimista appassionato e coraggioso, un uomo che sarà capace di trasformarla in un paradiso in terra. Qui, in un luogo sperduto del nord del Marocco, Umberto Pasti ha messo in salvo centinaia di specie vegetali minacciate dallo sviluppo edilizio devastante della regione, grazie all’aiuto e al lavoro degli abitanti del villaggio.

“Un giardino non è uno spazio dedicato alla coltivazione di piante, ma un posto dove uomini, donne, bambini, animali vivono in cerca dell’armonia, tra loro e con gli spiriti della terra”. Sì, dovrebbe esere proprio così e a Rohuna sono certa che lo sia.

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Jules Bastien-LepageEffet de neige, Damvillers

Quest’inverno ‘primaverile’ non riesco proprio ad apprezzarlo. E così mi sono tuffata nella lettura di un bel libro che consiglio, recentemente pubblicato da Guanda, L’invenzione dell’inverno, scritto dal giornalista Adam Gopnik. Un excursus eclettico dedicato alla trasformazione della concezione dell’inverno nel pensiero occidentale a partire dalla metà del Settecento.

Perché la predilezione per l’inverno come fonte d’ispirazione poetica, con tutto quanto di misterioso e sublime porta con sé, è un’inclinazione dei tempi moderni coltivata da intellettuali, artisti, poeti e musicisti. Dalle scene innevate di Friedrich ai lieder Winterreise di Franz Schubert, dagli effets de neige di Claude Monet a Canto di Natale di Charles Dickens.

Ma è l’autore stesso ad essersi infatuato dell’inverno, una stagione che evoca in lui ricordi di serenità, “di un raro equilibrio perfetto, mentre stavo in cima a Mount Royal, nel cuore di Montreal, con gli sci da fondo ai piedi, alle cinque di un pomeriggio di febbraio, e avvertivo una sensazione di tranquillità, un attaccamento al mondo, una comprensione della realtà, che non avevo mai provato prima”.

 

Consiglio di lettura: Adam Gopnik, L’invenzione dell’inverno, Guanda, 2016

Taniguchi2

Per ben cominciare l’anno nuovo rileggo con gioia il capolavoro di Jiro Taniguchi L’uomo che cammina (Panini Comics, 1a edizione 1999). Autore di fama internazionale,  Taniguchi qui dà il meglio di sé. Una serie di brevi racconti magistrali, intensamente poetici, senza trama. Un uomo che cammina ed assapora il mondo che lo circonda osservandolo in profondità, con pienezza di sensi. Come sempre il disegno è eccellente, tanto accurato nei dettagli quanto pulito ed essenziale nello stile.

incenso (William Warby, Flickr)Photo by William Warby

Si avvicina il Natale e l’olfatto tornerà ad essere protagonista delle nostre vite. Addobberemo le nostre case con candele profumate e decorazioni d’abete dal pungente odore di resina. Offriremo ai nostri ospiti piatti prelibati e ottimo vino per la gioia del nostro naso e dei nostri occhi ancor prima che della bocca.

Italo Calvino scrisse un bellissimo racconto dal titolo “Il nome, il naso” che narra di un mondo dei primordi “tutto naso”.

…quando la savana la foresta la palude erano una rete d’odori e correvamo a testa bassa senza perdere il contatto col terreno aiutandoci con le mani e col naso a trovare la strada, e tutto quello che dovevamo capire lo capivamo col naso prima che con gli occhi, il mammuth il porcospino la cipolla la siccità la pioggia sono per prima cosa odori che si staccano da altri odori, il cibo il non cibo il nostro nemico la caverna il pericolo, tutto lo si sente prima col naso, tutto è nel naso, il mondo è naso, noi del branco è col naso che sappiamo chi è del branco e chi non è del branco, le femmine del branco hanno un odore che è l’odore del branco, e poi ogni femmina ha un odore che la distingue dalle altre femmine, tra noi tra loro a prima vista non c’è molto da distinguere siamo tutti fatti allo stesso modo e poi cosa vuoi stare lì tanto a guardare, l’odore sì quello uno ce l’ha differente dall’altro, l’odore subito ti dice senza sbagli quel che ti serve di sapere, non ci sono parole né notizie più precise di quelle che riceve il naso.

Poi l’uomo si staccò dalla terra e fu così che gli occhi presero il sopravvento.

Ci sono certi tra noi che hanno preso quest’abitudine di camminare senza posare mai le mani per terra e riescono ad andare anche svelti, a me un po’ mi gira la testa e alzo le mani per aggrapparmi ai rami come quando stavo tutto il tempo sugli alberi, ma poi m’accorgo che riesco bene a tenere l’equilibrio anche di quassù in cima, il piede s’appiattisce sul terreno e le gambe vanno avanti anche se non piego i ginocchi. A tenere il naso sospeso nell’aria certo le cose che si perdono sono tante: notizie che puoi tirar fuori annusando la terra con tutte le tracce di bestie che sono passate, annusando gli altri del branco specialmente le femmine. Ma si hanno in cambio altre cose: il naso più asciutto che sente odori lontani portati dal vento, i frutti degli alberi, le uova degli uccelli nei nidi. E gli occhi aiutano il naso, afferrano nello spazio le cose, le foglie di sicomoro, il fiume, la striscia azzurra della foresta, le nuvole.

Perché non approfittare del periodo natalizio per riscoprire il senso dell’olfatto? Inizierò godendomi un preziosissimo incenso giapponese, gelosamente conservato per anni nella suo raffinato involucro di carta di riso.

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