Are you lost in the world like me?

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Se n’è parlato molto nel web del video “Are you lost in the world like me?” realizzato dall’illustratore Steve Cutts per raccontare l’ultimo lavoro del musicista Moby e del gruppo Void Pacific Choir. Una feroce denuncia della nostra passiva dipendenza da tutti gli strumenti tecnologici che, nell’arco di pochi anni, hanno trasformato il nostro modo di vivere e di interagire con gli altri. Stiamo diventando degli automi, succubi dell’uso compulsivo dello smartphone?

Certo, la tecnologia ci influenza, forse ci desensibilizza, e gli esperti si domandano come si costruirà l’identità dei cosiddetti ‘nativi digitali’, posto che questa nuova dimensione ha il potere di cambiare anche la nostra percezione spazio-temporale.

Tra pochi giorni il Natale porterà a riunire molte famiglie attorno ad una tavola apparecchiata a festa. L’auspicio è che lo smartphone se ne stia in disparte, tutt’al più al servizio di qualche foto ricordo. Ma per chi non potrà essere presente perché lontano da casa, una videochiamata sarà certamente una buona idea, una felice opportunità per sentirsi comunque partecipe alla festa.

Ikebana e… aria di festa!

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Sento già aria di festa! Siamo a fine Novembre e il Natale è lì lì per arrivare…

Per assaporare l’attesa non c’è niente di meglio che prendersi un momento tutto per sé, dare vita ad un ikebana e godersi in tutta tranquillità questi fiori dai colori squillanti.

l’equilibrio della lettera b

Lettera B

Lo confesso: nutro una particolare simpatia per alcune parole che iniziano con la lettera B.

Bernoccolo, bugigattolo, biricoccola, bofonchiare, bisboccia, bizzeffe, babbuccia, brustolino, bazzecola, babele, birillo, barattolo, baobab, bradipo, battigia, batuffolo, buriana, bitorzolo, briscola, brusio, busillis, birba, bricco, brioche, babà, blob, bim bum bam, bau bau…

Ora proverò a mettere la lettera B in movimento. 

Bertoldo Brindellone –  bislacco bracalóne brianzolo – bighellona biascicando una brioche e bubbolando buaggini col birignao. Buffoneggia ballonzolando, brancola, barcolla: BUM!
Che balordo il Bertoldo. Il busillis è il bilanciamento del baricentro!

Una lettera così ben bilanciata e panciuta, all’apparenza immobile.
Invece anche lei può perdere l’equilibrio e cadere sonoramente a terra. Eh già…

Brindellóne s. m. – Persona che va in giro con l’abito lacero, o anche sciatta nel vestire, trasandata nell’aspetto, nel camminare e simili.
Bislacco agg.- Stravagante, strambo; riferito sia alla persona sia alle sue manifestazioni.
Bracalone s. m. fam. – Persona a cui cascano sempre le brache o i panni di dosso, trasandato, sciatto.
Brianzòlo agg. e s. m. – Della Brianza, abitante o nativo della Brianza.
Bighellonare v. intr. – Andare a zonzo senza meta, oziando.
Biascicare v. tr. – Rimuovere il cibo in bocca con molta saliva, senza masticarlo.
Brioche s. f., fr. – Piccolo dolce, soffice, leggero e saporito, a base di farina, burro, latte e lievito di birra, che viene cotto in forno in varie forme.
Bubbolare v. intr. [voce onomatopeica] – 1. Rumoreggiare (del tuono), mugghiare (del mare). 2. Brontolare, borbottare. 3. Tremare dal freddo, facendo bu bu con le labbra.
Büàggine s. f. – Balordaggine, scempiaggine, ignoranza (con riferimento fig. all’ottusità attribuita al bue).
Birignào s. m. [voce onomatopeica]. – Nel gergo teatrale, dizione ridicola e artificiosa, con pronuncia nasale e con vocali finali prolungate, eccessivamente enfatica, tipica di alcuni attori di teatro. Anche, estens., modo di parlare artificioso e innaturale.
Buffoneggiare v. intr. – Fare il buffone; comportarsi o parlare da buffone.
Ballonzolare v. intr. – Ballare alla buona, con saltelli o movimenti goffi. Anche saltellare in genere, detto di persone o di cose.
Brancolare v. intr. – Procedere a tastoni muovendo qua e là le mani per cercare gli oggetti nel buio. In senso fig., muoversi con incertezza, procedere con difficoltà, alla cieca, senza un preciso orientamento.
Barcollare v. intr. – Non reggersi in piedi, pendere in qua e in là, vacillare.
Bum – Voce onomatopeica per imitare un forte rumore.
Balórdo agg. – Tardo di mente, tonto, sciocco, stupido.
Busillis s. m., fam. – [punto difficile da risolvere] ≈ difficoltà, nodo, problema, punto (qui sta il p.), rebus.
Bilanciaménto s. m. – Il bilanciare, il bilanciarsi, nei sign. proprî e fig. del verbo.
Baricèntro s. m. – In fisica, centro di massa (o centro di gravità).

Enciclopedia Treccani

Il pavimento piatto è un’invenzione degli architetti

By Nick Scheerbart+

Pochi giorni fa ho concluso la prima sessione del quarto anno di formazione Feldenkrais, tutta dedicata allo stare in piedi e al camminare. E’ stato come gettare l’amo in un mare pieno di pesci: idee e spunti di riflessione da pescare in abbondanza!

Proprio al mio rientro dalla formazione ho ritrovato tra i miei appunti queste parole dell’architetto austriaco Friedensreich Hundertwasser che ben si collegano al lavoro fatto in questi giorni.

Può un pavimento piatto rendere l’uomo ‘livellato’ ed ‘emotivamente malato’? Certo è un paradosso, ma fa riflettere. Molto più spesso di quanto non sia mia abitudine, mi farebbe bene ritrovare la terra sotto i piedi.

Il pavimento piatto è un’invenzione degli architetti. Esso è adatto per le macchine – non per gli esseri umani. La gente non possiede solo occhi per godere della bellezza che vede, orecchie per odorare profumi gradevoli. Le persone hanno anche il senso del tatto nei loro mani e piedi.

Se l’uomo moderno viene costretto a camminare su asfalto e pavimenti in cemento, così come vengono sconsideratamente progettati negli uffici dei designer, estraniato dalla primordiale relazione e contatto con la terra, una sua parte cruciale appassisce e muore. Ciò ha conseguenze catastrofiche per l’anima, l’equilibrio, il benessere e la salute dell’uomo. L’uomo dimentica come sperimentare cose nuove e diventa emotivamente malato.

Un pavimento irregolare e animato è la riconquista dell’equilibrio mentale dell’uomo, della dignità dell’uomo, che è stata violata nel nostro “livellante”, innaturale e ostile sistema di rete urbana. Il pavimento irregolare diventa una sinfonia, una melodia per i piedi e riporta nell’uomo le naturali vibrazioni.

L’architettura deve elevare e non sottomettere l’uomo. E’ bene camminare su pavimenti irregolari e riacquistare il nostro equilibrio umano.

Friedensreich Hundertwasser (aprile 1991)

ikebana di una domenica d’autunno

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L’autunno, la mia stagione preferita. Cammino per la città alla ricerca di fiori e rami per un ikebana semplice e li trovo ai margini di una recinzione, tra le crepe dell’asfalto, avviluppati ad una rete metallica arrugginita. Nessuno li guarda. Sono lì per me, per i miei occhi che li accarezzano e li scelgono con cura, perché nulla di ciò che poi raccoglierò verrà sprecato o scartato. Tutto quanto (quel poco) rivivrà nel mio vaso.

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