ikebana e feldenkrais? Sì, insieme!

Ci sono giorni così, felici. E’ una domenica mattina del nuovo anno. Preparo tutto quanto servirà per il corso che sta per iniziare: fiori, dispense, cesoie, vasi, coperte, cuscini, secchi e tovagliette; un insieme solo apparentemente confuso di materiali che serviranno per la lezione.
E’ una giornata splendida, il cielo è cristallino e il sole brillante. Caldo ed accogliente il luogo che ci ospita. Ma la gioia più grande è il ritrovarsi dopo tanto tempo insieme.
Il tema che affronteremo sarà quello del sostegno, declinato in una prospettiva multidisciplinare che sposa il metodo Feldenkrais all’arte dell’Ikebana e che spero sarà da stimolo per la nostra ricerca creativa. Sento l’emozione e l’entusiasmo di un nuovo inizio.

1. Takeuchi Keishu, Madre e bambino

IMG_6864

P1370694 - Version 3

Nel pomeriggio, passeggiando lungo le vie del centro, la fortuna vuole che mi ritrovi per caso faccia a faccia con questo ‘gioiellino’ datato 1942. E’ lì, al mercatino dell’antiquariato, che mi sta aspettando. Ci sono giorni così, felici.

IMG_6890

la debolezza di volere stupire

pexels-photo-147552

Il più grande scrittore di haiku, Matsuo Bashō, dopo avere letto una composizione del suo discepolo Kikaku commentò:

Hai la debolezza di volere stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine.

È un monito che faccio mio e che spero mi guiderà nel fare le giuste scelte durante quest’anno nuovo che sta per arrivare.
Stimolata da questa riflessione sono andata a ritrovare questi bellissimi haiku che rispondono alla raccomandazione di Basho.

Mia moglie porta cardi –
sento le spine
nella mia mano

Qui il poeta Hino Sôjô (1901- 1956), gravemente malato, è felice nel sentire nella carne le spine dei fiori di cardo che gli porta la moglie. Grazie ad una spina ritorna gioiosa la sensazione di essere ancora vivo.

Perla di rugiada
raccolta dal bambino,
subito svanita

Perfetta sintesi poetica di Kobayashi Issa (1763- 1828) del concetto di ‘mono no aware’, ovvero la partecipazione emotiva nei confronti della caducità delle cose.
Ed è sempre Issa a tratteggiare uno schizzo magistrale, con una manciata di parole, tanto semplici quanto illuminanti, dell’amore materno:

Kaki di montagna:
è la madre a morderne
le parti più aspre

Infine la voce fresca di una poetessa contemporanea, Tawari Machi, impegnata nella modernizzazione della forma poetica “tanka” attraverso l’uso della lingua parlata:

Conversazioni
sul niente, sul niente
sorrisi
in particolare è perché
mi piacciono quando torno a casa

Are you lost in the world like me?

4479140_orig

Se n’è parlato molto nel web del video “Are you lost in the world like me?” realizzato dall’illustratore Steve Cutts per raccontare l’ultimo lavoro del musicista Moby e del gruppo Void Pacific Choir. Una feroce denuncia della nostra passiva dipendenza da tutti gli strumenti tecnologici che, nell’arco di pochi anni, hanno trasformato il nostro modo di vivere e di interagire con gli altri. Stiamo diventando degli automi, succubi dell’uso compulsivo dello smartphone?

Certo, la tecnologia ci influenza, forse ci desensibilizza, e gli esperti si domandano come si costruirà l’identità dei cosiddetti ‘nativi digitali’, posto che questa nuova dimensione ha il potere di cambiare anche la nostra percezione spazio-temporale.

Tra pochi giorni il Natale porterà a riunire molte famiglie attorno ad una tavola apparecchiata a festa. L’auspicio è che lo smartphone se ne stia in disparte, tutt’al più al servizio di qualche foto ricordo. Ma per chi non potrà essere presente perché lontano da casa, una videochiamata sarà certamente una buona idea, una felice opportunità per sentirsi comunque partecipe alla festa.

Ikebana e… aria di festa!

P1370365 - Version 3

Sento già aria di festa! Siamo a fine Novembre e il Natale è lì lì per arrivare…

Per assaporare l’attesa non c’è niente di meglio che prendersi un momento tutto per sé, dare vita ad un ikebana e godersi in tutta tranquillità questi fiori dai colori squillanti.

l’equilibrio della lettera b

Lettera B

Lo confesso: nutro una particolare simpatia per alcune parole che iniziano con la lettera B.

Bernoccolo, bugigattolo, biricoccola, bofonchiare, bisboccia, bizzeffe, babbuccia, brustolino, bazzecola, babele, birillo, barattolo, baobab, bradipo, battigia, batuffolo, buriana, bitorzolo, briscola, brusio, busillis, birba, bricco, brioche, babà, blob, bim bum bam, bau bau…

Ora proverò a mettere la lettera B in movimento. 

Bertoldo Brindellone –  bislacco bracalóne brianzolo – bighellona biascicando una brioche e bubbolando buaggini col birignao. Buffoneggia ballonzolando, brancola, barcolla: BUM!
Che balordo il Bertoldo. Il busillis è il bilanciamento del baricentro!

Una lettera così ben bilanciata e panciuta, all’apparenza immobile.
Invece anche lei può perdere l’equilibrio e cadere sonoramente a terra. Eh già…

Brindellóne s. m. – Persona che va in giro con l’abito lacero, o anche sciatta nel vestire, trasandata nell’aspetto, nel camminare e simili.
Bislacco agg.- Stravagante, strambo; riferito sia alla persona sia alle sue manifestazioni.
Bracalone s. m. fam. – Persona a cui cascano sempre le brache o i panni di dosso, trasandato, sciatto.
Brianzòlo agg. e s. m. – Della Brianza, abitante o nativo della Brianza.
Bighellonare v. intr. – Andare a zonzo senza meta, oziando.
Biascicare v. tr. – Rimuovere il cibo in bocca con molta saliva, senza masticarlo.
Brioche s. f., fr. – Piccolo dolce, soffice, leggero e saporito, a base di farina, burro, latte e lievito di birra, che viene cotto in forno in varie forme.
Bubbolare v. intr. [voce onomatopeica] – 1. Rumoreggiare (del tuono), mugghiare (del mare). 2. Brontolare, borbottare. 3. Tremare dal freddo, facendo bu bu con le labbra.
Büàggine s. f. – Balordaggine, scempiaggine, ignoranza (con riferimento fig. all’ottusità attribuita al bue).
Birignào s. m. [voce onomatopeica]. – Nel gergo teatrale, dizione ridicola e artificiosa, con pronuncia nasale e con vocali finali prolungate, eccessivamente enfatica, tipica di alcuni attori di teatro. Anche, estens., modo di parlare artificioso e innaturale.
Buffoneggiare v. intr. – Fare il buffone; comportarsi o parlare da buffone.
Ballonzolare v. intr. – Ballare alla buona, con saltelli o movimenti goffi. Anche saltellare in genere, detto di persone o di cose.
Brancolare v. intr. – Procedere a tastoni muovendo qua e là le mani per cercare gli oggetti nel buio. In senso fig., muoversi con incertezza, procedere con difficoltà, alla cieca, senza un preciso orientamento.
Barcollare v. intr. – Non reggersi in piedi, pendere in qua e in là, vacillare.
Bum – Voce onomatopeica per imitare un forte rumore.
Balórdo agg. – Tardo di mente, tonto, sciocco, stupido.
Busillis s. m., fam. – [punto difficile da risolvere] ≈ difficoltà, nodo, problema, punto (qui sta il p.), rebus.
Bilanciaménto s. m. – Il bilanciare, il bilanciarsi, nei sign. proprî e fig. del verbo.
Baricèntro s. m. – In fisica, centro di massa (o centro di gravità).

Enciclopedia Treccani

1 2 3 4 5 26