per jiro taniguchi

Ci ha lasciati Jiro Taniguchi. Una camelia bianca per onorare il suo straordinario talento di narratore e disegnatore.

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Il tocco e il tempo lento dell’ascolto

Koho Shoda (1871-1946), Scena notturna

Breve nota sulla seconda lezione del corso che sposa il metodo Feldenkrais all’arte dell’Ikebana. Una lezione tutta dedicata al tocco, per imparare a migliorare le nostre esperienze tattili e rendere più raffinata la qualità dei movimenti delle nostre mani.

Come toccare il petalo delicato di un fiore o di un bocciòlo? Come sentire l’elasticità o la rigidità di uno stelo? Come imprimere forza per piegare un ramo?

Ne L’uomo parallelo il mio amatissimo Tonino Guerra scrive:

 

Ieri finalmente ho fatto una prova di lentezza. Mi spiego meglio. Ho cercato di imprimere alle mie azioni una velocità ridotta. Come se mi muovessi al rallentatore.(…) Ho notato che il corpo, e soprattutto le braccia e le gambe, sanno iniziare e concludere bene qualsiasi azione. Restano indecise nei momenti intermedi, quando cioè l’azione è a meta strada. Quindi ho cercato di insegnare alle mani a muoversi nell’aria, come se avessero una serie di scopi prima di arrivare a posare a terra le scarpe perché la lentezza disorienta un gesto, gli toglie la memoria. (…) Dare naturalezza a un modo di muoversi lento è una cosa tremenda. Eppure sentivo che il corpo era attento e affettuoso. Si divertiva, insomma.

Quello che abbiamo cercato di sperimentare durante questa lezione è stato proprio il procedere adagio che, come poeticamente osserva Tonino Guerra, ha il potere di disorientarci e al contempo di divertirci, creando la condizione ideale per un ascolto di noi stessi attento e affettuoso, capace di generare gesti nuovi e pensieri nuovi che andranno ad arricchire le nostre esperienze conoscitive.

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Calicanto

 

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In primavera,
la prima viola nascosta nel prato.

In estate,
l’infinito della notte stellata.

Un cestino di cachi
in autunno.

In inverno, al di là del muro
il profumo del calicanto.

ikebana e feldenkrais? Sì, insieme!

Ci sono giorni così, felici. E’ una domenica mattina del nuovo anno. Preparo tutto quanto servirà per il corso che sta per iniziare: fiori, dispense, cesoie, vasi, coperte, cuscini, secchi e tovagliette; un insieme solo apparentemente confuso di materiali che serviranno per la lezione.
E’ una giornata splendida, il cielo è cristallino e il sole brillante. Caldo ed accogliente il luogo che ci ospita. Ma la gioia più grande è il ritrovarsi dopo tanto tempo insieme.
Il tema che affronteremo sarà quello del sostegno, declinato in una prospettiva multidisciplinare che sposa il metodo Feldenkrais all’arte dell’Ikebana e che spero sarà da stimolo per la nostra ricerca creativa. Sento l’emozione e l’entusiasmo di un nuovo inizio.

1. Takeuchi Keishu, Madre e bambino

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Nel pomeriggio, passeggiando lungo le vie del centro, la fortuna vuole che mi ritrovi per caso faccia a faccia con questo ‘gioiellino’ datato 1942. E’ lì, al mercatino dell’antiquariato, che mi sta aspettando. Ci sono giorni così, felici.

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la debolezza di volere stupire

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Il più grande scrittore di haiku, Matsuo Bashō, dopo avere letto una composizione del suo discepolo Kikaku commentò:

Hai la debolezza di volere stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine.

È un monito che faccio mio e che spero mi guiderà nel fare le giuste scelte durante quest’anno nuovo che sta per arrivare.
Stimolata da questa riflessione sono andata a ritrovare questi bellissimi haiku che rispondono alla raccomandazione di Basho.

Mia moglie porta cardi –
sento le spine
nella mia mano

Qui il poeta Hino Sôjô (1901- 1956), gravemente malato, è felice nel sentire nella carne le spine dei fiori di cardo che gli porta la moglie. Grazie ad una spina ritorna gioiosa la sensazione di essere ancora vivo.

Perla di rugiada
raccolta dal bambino,
subito svanita

Perfetta sintesi poetica di Kobayashi Issa (1763- 1828) del concetto di ‘mono no aware’, ovvero la partecipazione emotiva nei confronti della caducità delle cose.
Ed è sempre Issa a tratteggiare uno schizzo magistrale, con una manciata di parole, tanto semplici quanto illuminanti, dell’amore materno:

Kaki di montagna:
è la madre a morderne
le parti più aspre

Infine la voce fresca di una poetessa contemporanea, Tawari Machi, impegnata nella modernizzazione della forma poetica “tanka” attraverso l’uso della lingua parlata:

Conversazioni
sul niente, sul niente
sorrisi
in particolare è perché
mi piacciono quando torno a casa

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