Un ikebana sulla scrivania. Ikebana in azienda
Un ikebana sulla scrivania. Ikebana in azienda

L’arte dell’Ikebana non solo arricchisce la vita di una persona, ma cambia anche l’atmosfera del luogo di lavoro, rendendolo più confortevole ed espressivo.

Un ikebana nella hall o nella reception, che sono le vetrine dell’azienda, genera un punto focale di grande impatto visivo; ravviva l’ambiente e tramette una sensazione di gioiosa freschezza. Certo andrà bene anche un bouquet, ma anche i fiori più costosi non saranno mai capaci di tramettere quella particolare sensazione di ricercata raffinatezza che un Ikebana suggerisce alla vista.

Se nei luoghi di rappresentanza l’Ikebana ha spesso dimensioni importanti, anche un solo fiore sulla scrivania può regalare grandi vantaggi

Innanzitutto è ormai scientificamente dimostrato l’effetto stress-riduttivo del contatto visivo con la natura, grazie al suo potere di abbassare i nostri livelli di adrenalina e stimolare il rilascio di endorfine. 

Non solo, la vista di un fiore fresco può produrre effetti positivi anche sui clienti, diventando l’occasione per far nascere conversazioni inaspettate e creare un’atmosfera cordiale, specialmente nelle trattative commerciali. 

Ecco dunque due buoni motivi per mettere un fiore sulla scrivania. Lo sanno bene le aziende giapponesi che organizzano periodicamente attività collegate all’Ikebana per i propri team di lavoro.

Ti interessa ospitare un corso di Ikebana sul luogo di lavoro, oppure abbellire la hall, la reception, lo spazio di rappresentanza della tua azienda? Sarei più che felice di aiutarti! Scrivimi e troveremo insieme la formula migliore.

L'ikebana e il concetto di soglia

L’ikebana, il concetto di soglia e le ciabatte. È un collegamento un po’ strambo, ma adesso cerco di spiegarmi meglio. Lo spunto me l’ha dato un articolo dove si racconta dell’abitudine giapponese di indossare le pantofole quando si entra in un luogo chiuso (ci sono anche quelle speciali per l’uso dei servizi igienici).

Le case tradizionali hanno il pavimento realizzato con i tatami, pannelli con telai di legno rivestiti di paglia intrecciata e pressata. Più morbidi rispetto ai nostri pavimenti, i tatami sono facilmente deteriorabili: ecco perché non si cammina mai con le scarpe ma con le calze.
Togliersi le scarpe prima di entrare in un luogo chiuso è dunque una tradizione che ha origini molto antiche. Sui tatami si cammina con le calze, mentre negli altri spazi interni si usano le ciabatte.

Ecco il punto su cui vorrei soffermarmi: l’attenzione che la cultura giapponese attribuisce al concetto di soglia. C’è un uchi (interno) e un soto (esterno) e i confini dentro-fuori sono sempre ben marcati e sottolineati da oggetti, simboli o spazi che segnalano il momento del passaggio e della transizione.

Questa soglia è fondamentale anche nella pratica dell’ikebana.
Se inizio a realizzare una composizione senza tener conto di questo passaggio, rischio di cadere in uno stato di frustrazione dovuto al fatto che trascino con me, dentro lo spazio dell’ikebana, le tensioni e la routine della vita quotidiana.

Prima d’iniziare è sempre bene trovarsi in una condizione di distacco dal quotidiano, così da potersi predisporre ad un dialogo autentico e profondo con la natura; un dialogo che ci dà soddisfazione perché ci arricchisce.

Naturalmente trovo che questo sia un ottimo modo per affrontare tutte le attività che hanno bisogno di godere di uno stato di calma.

Come fare? Non esiste una formula universale. C’è chi si concentra sul respiro, chi ama leggere una poesia o il passaggio di un libro, chi semplicemente si prende del tempo per sorseggiare una bevanda. Un’ottima idea potrebbe essere quella di silenziare il cellulare!

Quindi, per concludere, ecco la domanda: qual è il tuo modo, quali sono le tue ‘pantofole’ per varcare la soglia?

L'ikebana e il concetto di soglia
Credo nella floricoltura sostenibile

“Comincerà presto un’epoca in cui saranno più importanti lo spirito, la bellezza, la cultura. Che sono poi le grandi ricchezze del nostro Paese”

Franco Battiato

Credo nella floricoltura sostenibile

Il fratello Michele ricorda così Franco Battiato: “Cercava bellezza ed essenzialità e in tutto questo ci metteva anche una grande umiltà”.

Queste parole mi hanno particolarmente colpita perché indagare la bellezza essenziale, quella che scaturisce da una profonda ricerca interiore, è il motivo che mi spinge ogni giorno a continuare nella pratica della Via dei Fiori.

C’è sicuramente una dimensione spirituale nell’Ikebana che da sempre mi attrae e mi affascina. Ma, d’altro canto, questa disciplina mi coinvolge anche perché mi offre l’opportunità di affrontare temi a me cari e decisamente più terreni.

Tra questi, quello della floricoltura sostenibile.

La presa di coscienza delle problematiche ambientali ci ha portato alla consapevolezza della fondamentale importanza di promuovere lo sviluppo sostenibile per garantire un futuro al nostro pianeta.

Tuttavia di floricoltura sostenibile si parla ancora troppo poco, specialmente in Italia. Eppure il mercato dei fiori è florido e redditizio in tutti i paesi avanzati, sia in Occidente che in Oriente. In Italia questo settore rappresenta ben il 5% della produzione agricola totale.

Che cosa fare per promuovere la floricoltura sostenibile? Ne ho parlato in questo video che trovi nel mio neonato canale Youtube.

Nei prossimi mesi ho in programma d’intervistare vivaisti e coltivatori di fiori che aderiscono al movimento “Slow flowers” e ti aggiornerò sugli sviluppi di questo mio progetto.

Intanto, domenica prossima, sarò ospite dell’Azienda vivaistica Jenny Green, specializzata in coltivazione di piante aromatiche, in occasione dell’edizione 2021 di “Per Corti e Cascine”.

Antonella, titolare dell’azienda, è una mia cara amica, una persona speciale, con un grande cuore e un’anima raffinata. La sua storia la trovi raccontata con la sua voce in un podcast che puoi ascoltare qui.

Sarà una bella occasione per passeggiare tra i filari di lavanda (la foto in copertina è stata scattata in azienda), ammirare le piante del vivaio e quelle del giardino-orto medievale. Sarà soprattutto una giornata rilassante e piacevole; non vedo l’ora che Antonella mi racconti i suoi nuovi progetti!

Piccolo ikebana (chabana) con Asagao

questa settimana ti vorrei parlare dell’Asagao (bot. Ipomoea Nil), la prima pianta che probabilmente i giapponesi coltivano nella loro vita. Infatti, proprio in questo periodo dell’anno, ai bambini della scuola primaria viene assegnato il compito di piantare semi di asagao e, durante i mesi estivi, di tenere un diario dei progressi della loro pianta.

La fioritura inizia, a seconda della varietà, verso maggio-giugno e prosegue fino al termine dell’estate.

Simbolo per eccellenza dell’estate, l’asagao è anche protagonista di molte poesie. In questo haiku la poetessa Kaga no Chiyo (XVIII sec.) rinuncia all’acqua per non disturbare il fiore.

Ah la campanula!
Impigliata nel secchio del pozzo.
Vado a chiedere acqua altrove.

Perché quest’anno non coltivi anche tu una piantina di Asagao? Questo è il momento giusto per seminare!

I semi si acquistano nei più comuni garden center con il nome di Ipomea o Morning Glory.

Consigli per la semina
1) Immergi i semi per 24 ore nell’acqua per favorire la germinazione.

2) Semina da aprile-maggio in un vaso, al coperto a 20/22 ° C, trapiantando poi in un vaso più capiente o in giardino non appena le gelate non sono più da temere. Assicurati che la pianta abbia a disposizione una grata o un traliccio su cui possa aggrappare i suoi tralci.

3) Oppure semina direttamente in terra da maggio, ad una profondità di circa 1,5 cm. Innaffia a pioggia.

L’anno scorso ho seminato in vaso tre piantine di asagao e ho avuto la soddisfazione e la gioia di raccogliere per tutta l’estate un fiore al mattino e ammirarlo in tavola a colazione. Un risveglio da regina!

Piccolo ikebana (chabana) con Asagao
Ikebana di primavera

Dove crescono i rovi, frammisti a cespugli, c’è una vita pullulante, in continuo movimento, che solletica le mie orecchie: ronzii d’insetti, trilli e schiocchi d’uccelli, brusii fruscianti di piccoli animali. 
Un microcosmo che merita tutta la mia attenzione quando mi inoltro nel fitto della vegetazione per trovare ispirazione e materiale per l’ikebana.

In questi momenti esplorativi penso che se saprò ascoltare quel mondo sommerso, la mia composizione riuscirà a raccontarne almeno un frammento a chi si ferma ad osservarla.

Mi piace anche affondare le braccia nell’ignoto di una fitta siepe d’arbusti intricati e trovarmi con le maniche della camicia impigliate tra i tralci di piante di cui non conosco il nome. La curiosità botanica può aspettare; sul momento m’importa assaporare le sensazioni tattili, cogliere i profumi, catturare i rumori, lasciarmi sorprendere dai colori.

Potrei essere già soddisfatta così ma il desiderio di realizzare un ikebana accompagna sempre le mie esplorazioni. Allora raccolgo un fiore e qualche ramo che ha attirato particolarmente la mia attenzione e, con passi lenti, ritorno a casa felice.

Ikebana di primavera

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