Giornata calda e afosa. Per rinfrescarmi faccio un tuffo con gli occhi dentro questa fotografia scattata in Giappone, in uno dei tanti meravigliosi giardini di Kyoto che ho avuto il piacere di visitare. 
Era luglio, le piogge facevano brillare l’erba e il muschio, e quel minuscolo tsukubai (bacino d’acqua) rendeva l’aria lì attorno fresca e profumata.

mani

Scrivo con la mano destra, affetto il pane con la sinistra, lancio un sasso nell’acqua con la sinistra, impugno le forbici con la sinistra. Potrei continuare questo elenco all’infinito.

La spiegazione del fenomeno è semplice e ben conosciuta: sono una mancina “corretta”. Niente di grave, almeno in apparenza. Se non fosse per la difficoltà ad orientarmi nello spazio e a distinguere la destra dalla sinistra.

Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo e così, durante la mia partecipazione ad un seminario tenuto da Lorena Pais e Mara Della Pergola dal titolo “Feldenkrais e Arteterapia”, scopro, emozionandomi, che dipingo con la mano sinistra. L’evento si manifesta spontaneo davanti ai miei occhi con lampante evidenza: scelgo il pennello, lo afferro e sento sbocciare improvvisamente dentro di me la rivelazione di un’espressività ‘mancina’ tanto naturale quanto inattesa. Il mio gesto creativo è dunque rimasto gioiosamente libero dai condizionamenti dell’educazione!

E il disegno che realizzo, seppur nella sua semplicità, sottolinea questa scoperta. Mi ritrovo infatti a dipingere la sagoma della mia mano sinistra con un colore denso ed una pennellata materica; la sua presenza sul foglio ha una qualità palesemente diversa rispetto alla rappresentazione della mano destra, rivendicando una presenza che ora più che mai vuol farsi vedere e sentire.

Corro e canto. By Kim Daniel

Soffro della sindrome del “letargo-invertito”. Non appena il termometro di casa supera i trenta gradi entro in uno stato di quiescente torpore che perdura sino ai primi temporali di fine estate. Al fiorire delle rose d’autunno mi risveglio ed è la mia primavera. È così da sempre e credo che il fenomeno abbia qualcosa a che vedere con la mia accidentale nascita nel mese di novembre.

Quest’anno non appena l’aria s’è rinfrescata ho ricominciato a correre. L’ho fatto con l’entusiasmo di questa bambina, ritratta nella fotografia, che zampetta spensierata verso il mare. Tutte le mattine infilo le mie scarpe e corro per il solo piacere di farlo, osservando soddisfatta come cambia la qualità del movimento, sentendo che l’appoggio dei piedi diventa via via più morbido e la falcata sempre più elastica. Corro e canto, facendo tesoro di un prezioso insegnamento regalatomi dal metodo Feldenkrais: un eccessivo sforzo nel voler migliorare ostacola l’apprendimento.

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